Tiziano a Vittorio Veneto: iI mistero della Pala di Serravalle
- 4 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Camminando per Serravalle, capita che a un orecchio attento giungano voci antiche e all’occhio curioso si presentino dettagli che svelano passate storie…
“Quando entri in Duomo, vai dritta in fondo alla navata, guarda l’altare, e se osservi bene ci troverai una sorpresa…”
E così avevo fatto, dopo aver parcheggiato dietro piazza Flaminio, ero entrata in Duomo a Serravalle, “Una chiesa molto grande” avevo pensato, considerata la posizione decentrata in cui si trovava. Da un lato il Meschio, e di fronte la strada, questo Duomo pareva esser stato messo in castigo all’angolo, proprio sotto la collina di Sant’Augusta.
“Che ci sarà poi da vedere in questa chiesa?” mi ero chiesta attraversando la navata ancora avvolta nella penombra di un anonimo martedì mattina.
Il silenzio era interrotto solo dai miei passi incerti e, dopo qualche minuto, dal sagrestano indaffarato ad accendere le candele, segnale che qualche funzione era imminente.
“Vuoi salire?” aveva chiesto indicando le scale che portavano all’altare.
“Se posso…”
Certo, potevo. E solo allora, oltrepassato il pulpito, avevo capito: la pala d’altare, offuscata dal passare del tempo, non si era tuttavia spenta nel punto in cui l’autore aveva dipinto la veste di quel santo che teneva in mano una grande croce: quel rosso l’avevo notato già dall’ingresso, e ora che ce l’avevo di fronte era chiaro chi lo avesse steso in quella tela: Tiziano.
Era stato allora che, proveniente dal chiaroscuro del tempo, mi era parso di udire un’altra voce, arrivata da una zona d’ombra che mi aveva riportata a metà Cinquecento…
“Stupito?” e come dall’alto della pala del maestro era apparsa la Madonna ai due santi squarciando il cielo, così era apparso alle spalle di Vincenzo Ghisi, uno dei membri del Consiglio Maggiore di Serravalle.
“Noto che il dipinto è diverso da quanto commissionato quel giorno in assemblea. Il Maestro non ha esitato a sostituire il santo che porta il mio nome con Sant’Andrea…”
“Potestà…ehm… Messer Ghisi, il Consiglio non approva tale scelta stilistica, mi creda, e per questo motivo ci siamo battuti affinché Tiziano non fosse retribuito per un’opera che non rispecchia quanto commissionato.”
“Sebbene ci sia una parte di ragione in quanto sostenete, non starei a dannarmi l’anima per la sostituzione di San Vincenzo, nobile collega. Piuttosto, sarebbe da chiedersi come mai il Maestro abbia deciso di inserire la scena della Pesca Miracolosa, lì, in secondo piano.”
“Presumo fosse per render nota l’identità di colui che si volge alla Vergine e al Bambino—San Pietro.”
“Non erano forse le chiavi che porta in mano sufficienti a farlo noto allo spettatore?”
“Non saprei mio Signore…”
“Osserva bene la scena della Pesca Miracolosa. Cosa vedi?”
“Vedo la scena in cui, come narrato nel Vangelo, dopo la pesca Pietro si inginocchia davanti a Gesù proclamandosi peccatore, guadagnandosi così l’opportunità di divenire pescatore di uomini.”
“Che sia davvero Pietro, quella figura così giovane che si inginocchia al cospetto del Cristo?”
“Il Vangelo parla chiaro, Messer Ghisi.”
“Il Vangelo sì, parla chiaro. Ma forse non così chiaro voleva essere il nostro Maestro. Quello inginocchiato non è Pietro, bensì il fratello. Pietro si sa, doveva essere più maturo, come testimonia il fatto che l’altro uomo raffigurato sulla barca è canuto. Quello è Pietro.”
“Che sia davvero così Messer Ghisi? E perché Tiziano avrebbe commesso tale errore?”
“Non di errore siamo testimoni, ma di una scelta fatta dal nostro pittore, che qui si firma Titian, in una pietra ai piedi del San Pietro.”
“E quale ragione avrebbe mai avuto Tiziano per non far inginocchiare Pietro al cospetto di Gesù?”
“Lascio a voi ragionar sulla motivazione, io semplicemente ho osservato un dettaglio.”
Quella voce si era poi dissolta. Era rimasto solo quel rosso, vivo come allora. Uscita dal Duomo c’era in me la certezza che, a Serravalle, i dipinti non smettono mai di parlare.”




Commenti